muta come un pesce

La memoria di un ricordo lontano, muta come un pesce. Da bambina esisteva un luna park, arrivava in carovane mobili nel paesino dove vivevo, anche se era dimenticato dai divertimenti. In poche ore ogni volta lasciava tutti a bocca aperta, per il rumore e la gioia più triste che si fosse mai ascoltata. Agli occhi di una bambina un po incantata era l’unico avvenimento che valesse la pena di essere ricordato.. Per vincere un pesciolino rosso immerso in un ampolla di vetro, accerchiato da un tavolo enorme, si poteva lanciare una pallina bianca di plastica nella piccola imboccatura del vaso. La distanza dell’ampolla, era talmente lontana per le braccia di una bambina che era impensabile riuscire ad imboccarla. Ma un giorno fortunato ci riuscii. Il sorriso della signora che infilò il pesciolino rosso in un sacchetto di plastica con un po di acqua, mi fece molto paura lo ricordo ancora, era bruttissimo, volgare e con pochi denti. Rimasi muta per la gioia di portarlo a casa. Imparai col tempo a guardare il pesciolino con occhi morbidi, quella visione plastificata del mio pesce muto fini per assomigliarmi nel punto più sottile del respiro.